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Monopolele – Mediterranean Ukulele Festival torna dal 28 maggio al primo giugno a Monopoli

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Dal 28 maggio al 1° giugno 2026, Monopoli torna ad accogliere un festival che in quattro edizioni ha già ottenuto un riconoscimento internazionale, richiamato pubblico da oltre venti Paesi e generato ricadute economiche dirette superiori ai 100 mila euro per edizione. Nato nel 2022 da un’idea di Mauro Minenna e Salvo McGraffio, il Monopolele – Mediterranean Ukulele Fest ha ricevuto nel 2025 agli Ukies — il riconoscimento più autorevole della comunità globale dell’ukulele — il premio della giuria come Best Festival mondiale.

Radio Norba è Radio partner del Monopolele.

Dal 18 maggio Radio Norba regala agli ascoltatori la possibilità di vincere un ukulele. Basterà chiamare il numero 199 199 999 nei momenti dedicati al gioco nel corso dei programmi e il più veloce a chiamare si aggiudicherà il premio.

Il Monopolele con i suoi risultati degli anni scorsi conferma la traiettoria sempre più solida di un appuntamento — sostenuto da Regione Puglia, Grandi Eventi 2026 e dal Comune di Monopoli — ormai capace di produrre attenzione mediatica, movimento turistico, permanenza sul territorio e una rete culturale che da Monopoli si estende ben oltre i confini italiani.

I numeri aiutano a comprendere la portata del fenomeno meglio di qualsiasi definizione. Nelle ultime due edizioni, circa due terzi del pubblico è arrivato dall’estero, con presenze rilevate da Germania, Francia, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti, Australia e altri Paesi; la permanenza media dei visitatori stranieri supera le cinque notti, l’85% dichiara l’intenzione di tornare l’anno successivo, mentre il ritorno economico diretto generato dal festival nel 2024 e nel 2025 ha superato i 100 mila euro per edizione, distribuendosi tra strutture ricettive, ristorazione, service e fornitori del territorio. In una fase in cui la destagionalizzazione viene spesso richiamata solo in termini generici, Monopolele porta con sé un caso concreto, già leggibile nelle presenze e nelle ricadute locali.

Il profilo del festival, però, oltre alla capacità di attirare turismo culturale internazionale in Puglia in un momento strategico per l’avvio della stagione estiva, si definisce soprattutto nel modo in cui ha saputo trasformare un immaginario considerato laterale, quasi marginale, in una piattaforma culturale definita, coerente e pubblicamente accessibile.

Per cinque giorni la città vecchia di Monopoli, il porto antico, le chiese, i chiostri e gli spazi aperti diventano luoghi di concerti, workshop, performance spontanee e jam session notturne, in una formula che mantiene gratuito l’accesso agli eventi principali e che, proprio per questo, allarga il pubblico invece di selezionarlo per soglia economica. La scelta della gratuità, mai messa in discussione fin dalla prima edizione, appartiene alla struttura stessa del festival ed è uno dei tratti più riconoscibili di una manifestazione pensata per fare della partecipazione un elemento costitutivo.

Sul piano artistico, il cartellone 2026 riunirà nomi di primo piano della scena internazionale. Daniel Ho (Hawaii), sei volte vincitore del Grammy Award, porterà a Monopoli una delle voci più autorevoli della tradizione hawaiana contemporanea; Gaute Søderholm (Norwegian Uke) è il primo musicista ad aver conseguito una laurea in musica folk norvegese con l’ukulele come strumento principale; la francese Jane For Tea unisce chanson e pop acustico con misura e personalità; il duo olandese Sage & Zaza crea un elegante dialogo tra jazz vintage e suggestioni hawaiane; il britannico Arlo Anwin lavora sul suono attraverso loop station e field recordings; il trio slovacco Paper Moon Trio, tutto al femminile, riporta in vita le armonie vocali degli anni Venti e Trenta con arrangiamenti originali. A questi si affiancano Four String Boy, la londinese Ukulele Ska Collective e la pluripremiata Erica Mou nel gran finale di Piazza XX Settembre.

Una presenza di rilievo particolare attraversa la serie di concerti Sound Embraces in programma nel pomeriggio dal sabato al lunedì: quella del contrabbassista e compositore Paolo Damiani, figura centrale del jazz europeo, già direttore artistico dell’Orchestra Nazionale Francese di Jazz e tra i fondatori dell’Italian Instabile Orchestra, con collaborazioni che toccano Pat Metheny, Enrico Rava, Paolo Fresu e Cecil Taylor. Al Monopolele, Damiani porterà il suo contrabbasso in dialogo diretto con i virtuosi dell’ukulele in concerti che si annunciano come uno degli incontri più imprevedibili del festival. La distanza tra i due strumenti, e tra gli immaginari che portano con sé, è proprio il punto da cui questi incontri prendono forma.

Il programma 2026 aggiunge a questa impostazione un elemento di rilievo ulteriore. Venerdì 29 maggio, al Sagrato della Cattedrale, circa cento giovani musicisti provenienti dagli istituti di Monopoli, Bari e Sulmona si esibiranno insieme all’orchestra giovanile cubana Son de Sol, che tornerà poi nel gran finale di Piazza XX Settembre accanto a Erica Mou e agli altri artisti della serata conclusiva. È uno dei passaggi più significativi dell’edizione 2026: un incontro che mette in relazione formazione, scambio culturale e dimensione pubblica della musica, in un tempo storico in cui i rapporti tra territori e comunità chiedono spesso di essere raccontati con meno astrazione e maggiore aderenza ai fatti.

Lunedì pomeriggio, nella Chiesa di Sant’Angelo, il festival ospita “Specchi”, progetto di danza e ukulele con ragazzi e adulti con disabilità accompagnati da Daniel Ho. Il suo rilievo si coglie anche nel contesto che lo accoglie: un festival che presta gli strumenti nei workshop per principianti assoluti, che rende gli spazi pubblici luoghi di partecipazione e che mette professionisti e amatori nelle condizioni di condividere gli stessi momenti sonori. “Specchi” rende percepibile questa impostazione in forma immediata, con un forte impatto umano destinato a farsi ricordare ben oltre la cornice della cinque giorni.

Alle serate principali si affianca una novità: quattro jam session notturne consecutive all’aperto, dal giovedì alla domenica, condotte da ensemble internazionali invitati: la Ukulele Big Band di Ankara, Ukulele Tuesday di Dublino e un gruppo proveniente da Galway. Una formula che gli organizzatori definiscono “una rarità assoluta nel panorama mondiale di settore”, che rafforza il carattere immersivo di un festival capace di vivere fino a notte inoltrata e di fare della città un organismo musicale continuo.

Un elemento che distingue Monopolele da qualsiasi altro festival di settore sono le street performance: sei sessioni distribuite nelle tre giornate centrali del festival, in tre luoghi iconici del centro storico — Largo Garibaldi, Piazza Garibaldi, Largo Castello — in cui chi sale sul palco trova uno spazio amplificato e un pubblico che, di giorno in giorno, si allarga. Non un open mic tradizionale, ma una semina musicale continua che trasforma la città intera in palcoscenico e azzera la distanza tra chi suona e chi ascolta. Nei festival di ukulele, questo format esiste spesso in forma ridotta e marginale, ma a Monopoli diventa struttura portante del programma, con sei slot da novanta minuti che nei giorni del festival animano angoli della città che normalmente non ospitano musica amplificata.

Anche la dimensione digitale contribuisce a confermare la portata raggiunta dalla rassegna. Attorno al festival si è consolidata in quattro anni una community internazionale attiva e fortemente organica, alimentata non soltanto dai canali ufficiali ma anche dalla partecipazione diretta degli artisti ospiti e delle community tematiche globali. La pagina Facebook supera i 12 mila follower, e i reels pubblicati negli ultimi mesi hanno totalizzato quasi un milione di visualizzazioni complessive, con il contenuto più visto oltre le 643 mila views.

Per questo il Monopolele 2026 acquista una rilevanza che supera il perimetro del festival: perché da Monopoli prende forma un caso italiano in cui musica, apertura, reputazione internazionale e impatto sul territorio convergono in modo ormai troppo chiaro per essere ricondotto al solo calendario degli eventi.

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